L’inchiesta che ha fatto tremare la Fallimentare del Tribunale di Roma: tra corruzione e fallimenti pilotati
Il terremoto giudiziario che ha coinvolto la Sezione Fallimentare del Tribunale di Roma a partire dal 2012 ha portato alla luce un sistema di corruzione e malaffare ben collaudato ed organizzato.
Commercialisti, avvocati, imprenditori, curatori, un faccendiere svizzero e sopratutto un magistrato della Fallimentare capitolina gli attori di questa sceneggiatura scritta a tavolino.
E’ stata rinominata Fallimentopoli o “la cricca” della Fallimentare.
Un vicenda preoccupante che ha fatto venire a galla una compagine organizzata tesa a lucrare nei procedimenti di fallimento avviati nei confronti di imprese e società commerciali in fase di liquidazione.
Corruzione e peculato le accuse principali nei confronti di questa organizzazione che pilotava alcuni importanti fallimenti i quali hanno iniziato a destare sospetto per le particolari modalità di assegnazione dei fallimenti.
La Sezione Fallimentare di un Tribunale, si sa, è da sempre il crocevia giudiziario degli affari fraudolenti che, come qualsiasi altra sezione fallimentare, avrebbe dovuto attuare con grande oculatezza la procedura concorsuale di liquidazione di ciò che è rimasto dell’impresa fallita, accertare lo stato di insolvenza ed assicurare per quanto possibile la soddisfazione dei creditori.
Tutto questo non si è verificato per alcuni anni nella Fallimentare capitolina che aveva orchestrato un meccanismo perfetto di speculazione e di appropriazione di ciò che rimaneva dai fallimenti delle aziende insolventi.
L’inchiesta alla sezione Fallimentare di Roma
Già prima del 2012, anno in cui è partita l’indagine da parte della Procura di Perugia, erano arrivate diverse denunce sulle irregolarità che si verificavano nella sezione Fallimentare del Tribunale di Roma.
L’inchiesta fu affidata alla Procura di Perugia al fine di mettere luce su alcune nomine sospette di curatori fallimentari ad opera di un noto magistrato ella Fallimentare che ha portato alla luce una truffa milionaria.
L’operazione, chiamata “Serial Giallo” in quanto uno dei crediti era legata alla realizzazione di un programma televisivo seriale, condotta dal Nucleo di Polizia Tributaria della Capitale e coordinate dalla Procura di Roma, è stata complicata ed articolata ed ha riguardato ben quattro fallimenti, per un totale di 7 milioni di euro intascati dagli artefici.
I quattro fallimenti truccati sarebbero stati quello della Pasqualini Spa (tre milioni di euro), Tecnoconsult Srl (un milione di euro), Domitia Hospital Srl (settecentosettanta mila euro) e Impresa Molinari (ottocentosessanta mila euro).
Dall’esame dalla documentazione di tali procedure è stato rilevato un meccanismo di fraudolenta distrazione di risorse finanziarie dalla massa attiva. Insomma i sette milioni di Euro sarebbero stati intascati da creditori fittizi ammessi al passivo fallimentare con la compiacenza di tutti, anziché essere distribuiti ai reali creditori.
Secondo l’accusa la “cricca” di avvocati, commercialisti e imprenditori, con l’ausilio di curatori fallimentari ad hoc e magistrati, avrebbe manipolato gli atti dei fallimenti.
Documenti Falsi
Attraverso documenti falsificati e creditori ammessi illecitamente al passivo fallimentare, si sarebbe poi fatto transitare il denaro su conti correnti bancari svizzeri e ciprioti, con enormi difficoltà ai fini della loro origine ed identificazione.
Al vertice dell’intera procedura fraudolenta un giudice compiacente della Fallimentare romana che avrebbe acconsentito e lasciato manomettere le quattro procedure fallimentari illegalmente, al solo scopo di intascare indebitamente il denaro da riservare alla soddisfazione dei reali debitori, in realtà rimasti a bocca asciutta.
Un quadro complesso che è stato ricostruito dalla Procura perugina con grande meticolosità anche al fine di delineare ruoli e funzioni attuati dai singoli partecipanti a questa operazione che ha inciso in maniera negativa sul corretto funzionamento del Tribunale Civile di Roma Sezione Fallimentare.
La posizione più delicata di questa indagine che ha avuto un grande rilievo mediatico, anche sotto il rilievo istituzionale, è stata quella del giudice relatore della Fallimentare, poi rimossa dall’incarico.
Fallimenti Pilotati e Falsati
I Pm impegnati nell’inchiesta, analizzando gli incartamenti, hanno ricostruito modalità e procedure attraverso cui venivano pilotati i fallimenti.
Il meccanismo adoperato più o meno si ripeteva per ogni fallimento trattato.
Il primo passo era la nomina da parte del giudice delegato di curatori fallimentari infedeli.
Subito dopo gli avvocati stilavano atti falsi di insinuazione al passivo fallimentare facenti capo a persone non realmente esistenti.
Intervenivano poi i consulenti che depositavano perizie ad hoc arrivando, quindi, a creare dei crediti fittizi che venivano infine suddivisi tra i partecipanti.
Il ruolo dei consulenti sarebbe quindi stato cruciale in tutta la procedura che poggiava la sua ragion d’essere proprio sulle perizie manomesse.
Grazie ad esse era possibile creare crediti fittizi, intestati a personaggi inesistenti, che poi venivano spartiti.
I consulenti, per acconsentire a questo gioco, avrebbero ricevuto compensi esorbitanti e consegnato le perizie in tempi record.
Celeri anche le sentenze che arrivavano addirittura nell’arco di una giornata.
Fondamentale poi il ruolo degli avvocati che predisponevano gli atti di ammissione al passivo fallimentare sottoscritti da persone con identità fasulle i quali avrebbero autenticato la loro sottoscrizione nei mandati conferiti ed hanno prodotto, per loro conto, atti e documenti falsi.
Ed ancora, deleghe concesse facilmente a soggetti residenti in America e quindi del tutto inappropriate ed ingiustificate e, soprattutto, crediti pagati senza alcuna difficoltà e senza effettuare alcun accertamento aggiuntivo sulla loro autenticità o sulla esistenza fisica dei creditori ammessi.
Tra i fallimenti pilotati uno in particolare ha destato maggiori sospetti per le sue modalità originali.
In questa procedura, infatti, un commercialista aveva inserito fra i creditori fittizi ammessi al passivo fallimentare gli autori di una sceneggiatura per una serie di fiction televisive dal titolo «Serial giallo», da cui il nome dell’indagine.
Un errore poi risultato fatale in quanto l’azienda interessata dalla procedura si occupava di un settore completamente estraneo alle prestazioni di tali creditori essendo interessata all’attività di produzione e commercializzazione di olio d’oliva.
Gli arresti per fallimenti truccati
Questa indagine ha portato all’arrestati 14 professionisti per truffa, falso, peculato e riciclaggio tra avvocati, commercialisti, curatori, ed un giudice della Fallimentare del Tribunale di Roma, tutti rinviati a giudizio presso il Tribunale di Perugia.
Spicca, tra tutti, la posizione del giudice della Fallimentare la quale è stata prima rimossa dall’incarico da parte del CSM ed ora, ancora in attesa di giudizio, ha visto anche il sequestro dei beni per 1 milione e mezzo di euro.